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    Sant’Antimo su Wikipedia

    Sant’Antimo (Italia)

    Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
    Sant’Antimo
    comune
    Sant'Antimo – Stemma
    Sant'Antimo – Veduta
    Localizzazione
    Stato Italia Italia
    Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
    Provincia Città metropolitana di Napoli-Stemma.png Napoli
    Amministrazione
    Sindaco Francesco Piemonte(centrodestra) dal 29-5-2007
    Territorio
    Coordinate 40°57′00″N 14°14′00″ECoordinate40°57′00″N 14°14′00″E (Mappa)
    Altitudine 58 m s.l.m.
    Superficie 5,9 km²
    Abitanti 33 968[1] (31-8-2015)
    Densità 5 757,29 ab./km²
    Comuni confinanti Aversa (CE), Casandrino,Cesa (CE), Giugliano in CampaniaGrumo Nevano,Melito di NapoliSant’Arpino(CE)
    Altre informazioni
    Cod. postale 80029
    Prefisso 081
    Fuso orario UTC+1
    CodiceISTAT 063073
    Cod. catastale I293
    Targa NA
    Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
    Nome abitanti santantimesi
    Patrono sant’Antimo
    Giorno festivo 11 maggio
    Cartografia
    Mappa di localizzazione: Italia

    Sant'Antimo
    Sant’Antimo
    Posizione del comune di Sant'Antimo nella città metropolitana di Napoli
    Posizione del comune di Sant’Antimo nellacittà metropolitana di Napoli
    Sito istituzionale

    Sant’Antimo è un comune italiano di 33 968 abitanti della città metropolitana di Napoli in Campania.

     

     

    Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

    Territorio[modifica | modifica wikitesto]

    Il territorio di Sant’Antimo si posiziona a nord di Napoli e costituisce un unicum urbano con Melito, dista circa 12 km dal centro del capoluogo.

    Storia[modifica | modifica wikitesto]

    Le origini[modifica | modifica wikitesto]

    Il Castello Baronale in Sant’Antimo, di probabile origineMedievale

    Il territorio del comune di Sant’Antimo costituiva probabilmente parte dell’antica Atella. Questo territorio era formato da parti degli attuali comuni Afragola,FrattamaggioreFrattaminoreCasoriaGrumo NevanoCasandrinoCasavatoreArzanoCaivanoCardito, Sant’Antimo, e altri comuni dell’agro aversano:Sant’ArpinoCesaGricignano di AversaOrta di AtellaCarinaro e Teverola.

    L’origine di Sant’Antimo è ancora contraddittoria. Due sono le ipotesi più accreditate: per alcuni, l’abitato originale risale all’anno 600, quando alcuni discepoli di Sant’Antimo si recarono nel territorio di Atella dove diffusero il culto del santo che divenne tanto importante da dedicare una parte del territorio atellano al santo stesso; per altri, il nome dato al paese è merito del duca di Napoli Antemio che, all’inizio del IX secolo, volle edificare un tempio in onore del santo, nel territorio dove ora sorge il paese. Interessanti testimonianze del suo passato sono gli edifici religiosi: la chiesa dello Spirito Santo, risalente al XVIII secolo, e il santuario dedicato a Sant’Antimo prete e martire, imponente costruzione del 1916, in stile classicheggiante, caratterizzata dall’originale pianta a una navata inserita in una croce greca.

    Il centro si sviluppo’ lentamente prima dell’anno 1000 ed in seguito, durante il dominio della dinastia degli Svevi, divenne un feudo baronale sotto il controllo della famiglia Filangieri. Dopo l’avvento degli Angioini, il feudo fu concesso alla famiglia Stendardo fino al 1566, dopodiché fu venduto alla famiglia Revertera che, inoltre, riuscì ad ottenere il privilegio della “Camera Riservata” dal viceré spagnolo Filippo IV. Nel 1629 la famiglia Revertera cedette il feudo alla famiglia Ruffo. A quest’ultima, successe la famiglia Mirelli, a cui il feudo fu venduto, e lo tenne fino al 1807, anno in cui ci fu la fine del regime feudale.

    Luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

    Chiesa del convento di Santa Maria del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

    La chiesa principale di Sant’Antimo, in Piazza della Repubblica

    Il convento dei frati minori fu fondato, come l’annessa chiesa, nel 1614 per volere dell’allora feudatario il duca Revertera, a seguito dell’arrivo a Sant’Antimo di alcuni frati riformati di S. Francesco.

    Nel corso di quattro secoli il convento ha subito varie modifiche: infatti, in origine aveva un cortile ed un esteso giardino, espropriato in seguito alla costruzione dell’attuale via Martiri di via Cardinale Verde. Ancora nel 1866, con l’entrata in vigore delle leggi eversive (tutti i beni appartenenti ad enti morali, chiese collegiate, capitoli di chiese cattedrali furono vendute allo Stato), ciò che rimaneva del giardino fu venduto a privati. Dal 1869, negli spazi del convento trovarono collocazione l’ospedale civico, l’asilo, l’orfanotrofio e le scuole elementari; rimasero al rettore del convento e ai frati, per il mantenimento del culto, solo alcune stanze. Nel 1909 il vescovo di Aversa, mons. Francesco Vento, acquistò con legale contratto il convento e l’annessa chiesa, e per alcuni anni in esso trovarono ospitalità una comunità di padri salesiani. Infine, nel 1914, il convento fu ceduto ai frati di S. Pietro ad Aram. Dal 1990 al 1995, il convento ha ospitato una comunità di recupero per tossicodipendenti, ma dal 1996 si è assistito al ritorno dei frati minori. Il convento e la chiesa sono stati quindi restaurati, e finalmente si è fatta luce sulle molte testimonianze presenti nel sito. Gli affreschi del chiostro risalgono al XVII secolo – di non altissima qualità e raffiguranti storie legate al nome di S. Francesco – e non è da escludere che parte di essi siano stati già restaurati nel ’700. Certo è che fino al 1926 dovevano essere visibili in quanto citati in una fonte coeva; in un altro lavoro, sulle origini del paese e dei suoi monumenti, non viene fatta menzione di questi affreschi in quanto erano completamente coperti da intonaco, tanto è vero che si ritenesse che fossero andati perduti. La facciata della chiesa, articolata in tre piani, è decorata con stucchi barocchi. Internamente è ad una sola navata con cappelle a destra e sinistra decorate con stucchi, affreschi e marmi policromi.

    D’interessante valore storico-artistico sono il crocifisso nell’omonima cappella realizzato nel 1686 da fra’ Francesco Scilla su commissione del feudatario del luogo Tommaso Ruffo; la pala seicentesca collocata sull’abside dietro l’altare raffigurante la Vergine del Carmelo; i due cori lignei settecenteschi e i dipinti delle volte realizzate da Raffaele Iodice tra gli anni ’30 e ’50 del 1900.

    Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

    Abitanti censiti[2]

    Economia[modifica | modifica wikitesto]

    Molto redditizio era il commercio del Cremore di tartaro, definito il “Cristallo di Sant’Antimo”. Il “CREMOR TARTARO” è quell’acido organico presente nell’uva, e quindi nel fondo delle botti in cui il mosto diventava vino, che va sotto il nome di “ACIDO TARTARICO” e che viene spesso utilizzato in combinazione con piccole quantità di “bicarbonato di sodio” nelle polveri lievitanti per dolci che vengono comunemente chiamate “lievito per dolci” e che agiscono il senso lievitante attraverso la produzione di CO2 che, dispersa nell’impasto, in cottura gonfia formando le bollicine che innalzano il dolce.

    L’economia di Sant’Antimo era originariamente impostata sull’agricoltura e sul commercio alimentare ad essa collegato. In tal senso molto redditizi sono stati in passato la coltivazione del noce e la produzione del Cremore di tartaro (noto come Il Cristallo di Sant’Antimo). Ma come permette di verificare la soprastante tabella demografica, la forte vicinanza alla città di Napoli ha dato fiato fin dagli anni settanta a devastanti manovre di speculazione immobiliare che ha portato a due effetti fra loro collegati: un assorbimento nel territorio comunale di numerosissimi nuclei familiari forestieri e un definitivo strozzamento di ogni possibilità di sviluppo realmente produttivo. Quest’ultimo aspetto, anzi, è oggi relegato ai margini della vita economica cittadina ed è affidato de facto ad iniziative talvolta clandestine con fortissimo impiego di manodopera straniera (spesso di origine asiatica, comunità molto presente sul territorio cittadino).

    Cultura[modifica | modifica wikitesto]

    Festa Patronale di Sant’Antimo Prete e Martire[modifica | modifica wikitesto]

    Tale s’innesta sull’antico culto che la cittadinanza dedica al santo patrono Antimo, i cui resti sono conservati nell’omonimo santuario cittadino.
    Il periodo di festeggiamenti religiosi ha inizio col 10 maggio di ogni anno e prosegue fino all’ultima domenica di giugno in coincidenza col periodo di indulgenza plenaria concessa dal clero ai devoti del suddetto santo martire.

    A cavallo dei mesi di maggio e giugno ha luogo anche la parte ludica (cosiddetta Festa Patronale Esterna) di tale kermesse che prosegue per almeno 5 giorni consecutivi e che è organizzata dalla cosiddetta Amministrazione della Real Cappella di Sant’Antimo.

    Persone legate a Sant’Antimo[modifica | modifica wikitesto]

    Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

    Strade[modifica | modifica wikitesto]

    Sant’Antimo si serve dell’omonima uscita dell’Asse Mediano.

    Bus[modifica | modifica wikitesto]

    Sant’Antimo è servita da autolinee in servizio pubblico svolte dalla società CTP che percorrono la viabilità provinciale.

    Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

    La stazione di Sant’Antimo-Sant’Arpino è posta sul tronco comune alle linee Napoli-Foggia e Roma-Formia-Napoli ed è servita da relazioni regionali Trenitalia svolte nell’ambito del contratto di servizio con la Regione Campania.

    Fra il 1882 e il 1959 la località era servita da una diramazione della tranvia Napoli-Aversa/Giugliano, gestita a cura della Société Anonyme des Tramways Provinciaux (SATP).

    Sport[modifica | modifica wikitesto]

    • Pallacanestro Sant’Antimo
    • New World Sant’Antimo
    • Asd Nuotatori Campani

    Note[modifica | modifica wikitesto]

    1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2015.
    2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
    3. ^ www.nicolaromeoclub.com – このドメインはお名前.comで管理されています。

    Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

    Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]